Tre fine settimana dal 19 settembre a domenica 4 ottobre.
Salire fino a un eremo restituito alla città, con una cripta scavata nella roccia e il porto disteso ai suoi piedi. Cercare le rondini dipinte sulle maioliche di una villa liberty, entrare nella dimora che accolse il Kaiser. E raggiungere un antico casale peloritano, alla ricerca di una ricchezza lontana. Messina apre luoghi appartati, residenze e memorie industriali per la decima edizione delle Vie dei Tesori, in programma per tre fine settimana, da sabato prossimo (19 settembre) a domenica 4 ottobre. E racconta una città che ha saputo ricominciare, conservando tra le pieghe della sua storia tesori sopravvissuti, memorie industriali e architetture nate dopo il devastante terremoto del 1908.
Un percorso che dalla città affacciata sullo Stretto si allarga ai villaggi, risale le colline e ritrova storie sopravvissute alle trasformazioni contemporanee. Il progetto è stato presentato nella sede della Città Metropolitana.
Il festival diretto da Laura Anello quest’anno festeggia un compleanno importante: vent’anni di porte aperte, di luoghi ritrovati, di storie che sono diventate parte della vita delle città; un’avventura cominciata nel 2006 in seno all’Università, cresciuta insieme al suo pubblico, fino a imporsi come una delle manifestazioni più partecipate in Italia, ma anche come un sistema di valorizzazione del territorio di grande impatto sociale, economico, culturale.
La prima scoperta è l’Eremo di San Corrado, sopra Gravitelli: si deve lasciare l’auto per percorrere a piedi l’ultimo tratto e arrivare alla chiesa che, costruita tra il 1537 e il 1539 e inizialmente dedicata alla Madonna di Visitò, accolse presto il culto dell’eremita Corrado Confalonieri, patrono di Noto, portato da due frati. Il recente restauro permette di riscoprirne le strutture originali e la vasta cripta scavata nella roccia viva. Da quassù il porto e la città si offrono allo sguardo: una Messina da osservare dall’alto, prima di tornare a cercarne le storie tra le strade.
Sulla riviera di Sant’Agata, Villa Martines racconta invece la rinascita dopo il sisma del 1908. La chiamano Villa delle Rondini, per gli uccelli in volo dipinti sulle maioliche dei due timpani: un dettaglio leggero che accompagna i motivi floreali del prospetto, le suggestioni orientali, il disegno del cancello in ferro battuto. La terrazza aperta sullo Stretto e il giardino completano questa dimora liberty, dove il rapporto con il mare diventa parte dell’architettura. Poco più avanti, Villa Pace, già Villa Amalia, riporta alla stagione dei grandi imprenditori e degli ospiti illustri come il Kaiser Guglielmo II. Fu Robert Sanderson a far costruire nel 1877 la propria residenza, un complesso di palazzine eclettiche poi acquistato dai Bosurgi, famiglia legata all’industria di trasformazione agrumaria. Oggi appartiene all’Università di Messina: varcarne l’ingresso significa ritrovare una pagina della città internazionale.
Bisogna spingersi a San Filippo Superiore per conoscere un antico casale peloritano con una chiesa ricca di opere d’arte e un museo dedicato all’antica lavorazione del grano. Tra le novità c’è anche il Palazzo della Regia Dogana (aperto solo sabato 26 settembre dalle 9.30 alle 12.30): un edificio liberty affacciato sul porto, con teste di Mercurio sulla tettoia in ferro, che nel 1963 diventò il set di Mare matto. Apre dal prossimo fine settimana anche la Casa del Mutilato, tra il bassorilievo dell’ingresso, la cappella e la vetrata che raffigura la città. Il percorso prosegue tra dimore già conosciute: Villa Cianciafara, con gli arredi e le memorie del fotografo cugino di Tomasi di Lampedusa; Villa Giovanna, tra giardino tropicale e opere di Michele Panebianco; Villa Labruto, con oltre 365 specie di piante e fiori. A Villa Filippina Tricomi sarà la baronessa Angela Sergio ad accompagnare gli ospiti tra saloni, affreschi e ricordi di famiglia.
Il terzo weekend si entrerà in Prefettura, tra appartamento presidenziale e salottini, e nel Salone della Borsa della Camera di Commercio; si ritroveranno la scalinata del Monte di Pietà, le maioliche del Museo Zipelli e gli scarti industriali trasformati in opere alla Factory Schipani. Le chiese apriranno altre pagine di città: dai Cavalieri Teutonici di Santa Maria Alemanna (aperta solo questo weekend) alla Santissima Annunziata dei Catalani, dalle celle nella roccia dello Spirito Santo al tesoro di San Giovanni di Malta. E ancora il santuario di Montalto, la Madonna della Mercede, i simulacri dell’Oratorio della Pace e gli argenti di San Giuseppe.
Ci sarà spazio anche per i bambini, con il laboratorio sull’arte astratta alla Galleria d’arte Lucio Barbera con la guida turistica Gabriella Papa, e per chi vorrà camminare, una passeggiata tra chiese medievali, miti, palazzi liberty e monumenti del Gran Camposanto, con la guida turistica Linda Iapichino. Fuori città, si raggiungeranno gli alveari di Mandanici con Anello del Nisi, i luoghi dimenticati di Gualtieri Sicaminò e i ruderi di Borgo Rajù, travolto dall’alluvione del 1972, con i percorsi curati da Ascosi Lasciti.
Ufficio Stampa

