Una Sicilia non ancora scomparsa del tutto.
Un tuffo nel passato di una Sicilia non ancora scomparsa del tutto: la Cava d’Ispica. Ci siamo inoltrati in una vallata, scavata nei millenni da alcuni torrenti, a forma di gola di circa 13 chilometri, che incide l’altipiano ibleo. Davanti a noi si è aperto uno scenario costituito da un sito scelto da popolazioni primitive, per le sue difese naturali e le risorse occorrenti per la sopravvivenza, ma che è stato abitato(da pastori e contadini) fino al terremoto del 1963 che sconvolse la Sicilia sud orientale. Per questo motivo il sito custodisce il passaggio della nostra storia millenaria siciliana, con tombe preistoriche e catacombe cristiane, chiese rupestri e abitazioni di varie tipologie. Siamo stati catapultati indietro nei secoli di storia
C’è un piccolo sepolcro nella parte nord della Cava in contrada Baravitalla, dove sorge una necropoli(per adesso non visitabile) dell’età del bronzo, facies castellucciana. La particolarissima tomba, invece risulta accessibile. Scavata nella parete di un poggio roccioso, ha forma trapezoidale a doppio ingresso, nella cui parete sono intagliati nove finti pilastri che le danno un aspetto davvero singolare e che ne sottolineano l’importanza. Forse un sepolcro destinato ad un guerriero valoroso o ad un capo tribù. Tra il primo ed il secondo ingresso, si trova un piccolo spazio a forma ovoidale, un piccolo vestibolo dove venivano poggiate le cibarie per il morto. Da qui si passa alla cella vera e propria, anch’essa a forma ellittica. Davanti al sepolcro, un po’ coperto dalla vegetazione, si apre un piccolo slargo a forma di esedra, dove la comunità sedeva a consumare il pasto, per tenere vivo il contatto con l’aldilà, connubio tra la vita e la morte, invisibile ma vero. Nel corso degli scavi archeologici furono trovati, nella necropoli soprastante, pezzi molto rari d’osso a globuli, risalenti alla cultura cestallucciana, conservati nel museo di Modica. Oggetti rinvenuti anche in Grecia ed in Asia Minore.
Mariarosa Fiorino

