I NOSTRI TESORI "ABBAZIA DI SAN MARTINO DELLE SCALE"

I NOSTRI TESORI

I NOSTRI TESORI "ABBAZIA DI SAN MARTINO DELLE SCALE"

Possiede un laboratorio di restauro del libro, una biblioteca e la rivendita di prodotti tipici.

Fu fondata da papa Gregorio I intorno al 1600, immersa nel verde, fu distrutta dagli arabi nell’820 e poi ricostruita dai Normanni. Grazie a concessioni e prerogative, si ingrandì e divenne centro di grande cultura. Ai monaci vennero affidati commissioni per pitture, attività editoriali , farmaceutiche ed insegnamento. La Biblioteca vantava testi antichissimi, miniati dai monaci amanuensi benedettini e divenne un pozzo inesauribile che attirò studiosi e ricercatori da ogni parte. Goethe, nel suo viaggio in Sicilia, volle visitarla fortemente nel 1787.  Era tale l’importanza dell’Abbazia, che l’Abate faceva parte del Parlamento Siciliano ed il re Ferdinando I delle due Sicilie era spesso ospite della struttura, durante i suoi soggiorni a Palermo. Ma con le leggi sulla confisca dei beni della Chiesa, 1866, il patrimonio storico-artistico venne smembrato e la comunità monastica fu decimata ed indebolita. Si pensi che dei 60 monaci che dimoravano in Abbazia,  oggi ne sono rimasti solo nove. Dal 1946 pian piano furono ripristinate alcune delle attività monastiche. Oggi possiede un laboratorio di restauro del libro, una biblioteca e la rivendita di prodotti tipici.

La Chiesa è ad unica navata, con cappelle laterali e cupola ottagonale. Straordinario è il Coro ligneo con i suoi rilievi ed intagli artistici, in massima parte costruito da artisti napoletani, composto da 68 stalli disposti su due piani.  E’ un prezioso esempio della fioritura manierista della fine del XVI secolo, cara alla cultura artistica del meridione d’Italia, sormontato, nella parete centrale, da un monumentale Organo (1594) portato a compimento da Francesco La Grassa nel XIX sec.

Il Refettorio è un salone  dotato di un significativo schienale in legno, a cui si accede da una porta a sinistra del Chiostro. Sul tetto dell’ampia sala, un affresco di Pietro Novelli raffigura il profeta Abacuc che pasce Daniele nella fossa dei leoni, i quali nonostante la fame non lo sbranano.  Sopra il posto riservato all’Abate, un considerevole dipinto occupa l’intera parete e raffigura una Cena di Gesù in casa Levi. L’opera realizzata nel 1602 è attribuita ai pittori Mariano Smiriglio e Filippo De Mercuri. Graziosissimo il  pulpito in marmi mischi posto sulla parete occidentale, da cui i monaci, durante la mensa, ascoltavano il dettato della Regola benedettina.

Il Chiostro con un portico rinascimentale, ha al centro una fontana con la statua di San Benedetto (1728), opera dello scultore Giuseppe Benedetto Pampillonia.

La Farmacia che si affaccia sulla coorte dei mestieri, appare come un piccolo scrigno.  Conserva gli affreschi cinquecenteschi, in parte restaurati, raffiguranti i padri della medicina, tra cui Averroè ed  Ippocrate, filosofi dell’arte medica: Platone ed Aristotele, e i santi protettori: Cosma e Damiano. 

Si possono ammirare vasi in cui venivano conservati medicamenti, decotti ed infusi e maioliche ottocenteschi provenienti da Caltagirone e Sciacca, raffiguranti quel vasellame e quegli strumenti che furono dispersi o trasferiti insieme al patrimonio dell’Abbazia nel 1866.

Percorrendo i lunghi corridoi che corrispondono al nucleo più antico del Monastero, si arriva  in corrispondenza del campanile, lì si può ammirare la bellissima fontana raffigurante il fiume Oreto. I corridoi  portano nella zona nord ampliata, ad opera dell’arch. Venanzio Marvuglia,  nella seconda metà del 1700.

Questa zona guarda alla città di Palermo, con il suo salone Capitolare in stile pompeiano e la sua facciata monumentale su tre piani. Attraverso una sontuosa scalinata settecentesca a due rampe, affrescata anch’essa secondo il gusto pompeiano si scende in un vestibolo (struttura coperta sostenuta da 16 colonne in marmo), dove è allocata una imponente statua in marmo bianco del Marabitti raffigurante San Martino mentre taglia il suo mantello per darlo al povero.

Mariarosa Fiorino

Foto: l'Organo del 1594