Palermo, la visita dei Gruppi Archeologici Drepanon di Trapani e Xaime di Salemi.
Il Cav. Giovanni Bertolino Ajroldi, persona gentile e garbata, ci ha trasmesso tutto il suo amore ed il rispetto per la sua nobile dimora. Il Palazzo nasce come presidio arabo lungo la via Vittorio Emanuele, ex Cassaro, che nel secolo XVII divenne luogo privilegiato dell’insediamento aristocratico, poiché elemento di collegamento tra il centro del potere temporale, il Palazzo Reale, e quello del potere religioso, la Cattedrale. Nel 1714, il Palazzo divenne proprietà di Casimiro Drago, presidente del Concistoro, il cui stemma lo troviamo sul grandioso portale tardo barocco sormontato da un timpano ricco di volute raffigurante un drago coronato, dalle ali spiegate. Nel XIX secolo, la dimora divenne proprietà degli Ajroldi, Marchesi di Santa Colomba. Il palazzo subì diversi rifacimenti durante i secoli, secondo la moda del momento. Nel 1745, Olivio Sozzi, rifece il tetto con gli affreschi del salone principale e nel 1872, G.Battista Basile progettò il prospetto attuale, stravolgendo la precedente facciata barocca. Il piano nobile è distribuito su diversi saloni allineati su un unico asse, stile tipico del secolo secentesco. La sala d'ingresso, Sala dell’Incarico, è caratterizzata da un soffitto decorato con affreschi di Olivio Sozzi: L'incarico di Zeus ad Hermes. Il primo dei tre saloni, la Sala del Giudizio, prospicienti su Via Vittorio Emanuele è di forte impatto cromatico. Presenta il soffitto affrescato con il Giudizio di Paride e Allegorie delle Virtù. Incastonato tra gli stucchi del Serpotta, è l’unica opera del Sozzi a sfondo pagano. Il pavimento è caratterizzato da bellissimi marmi con una netta predominanza dei rossi e delle terre, rifacimento dei primi del novecento. Il secondo salone, La Sala Neoclassica, un tempo costituiva il salone principale, per le sue dimensioni, è oggi riservata al ballo in costume d’epoca, che viene dato tutti gli anni nel mese di giugno. Una teca centrale conserva i simboli dei Cavalieri di Malta. Il terzo presenta una larga fascia decorativa di forte richiamo Pompeiano, di tinte rosse e blu. All’interno di questa sala è presente un dipinto raffigurante l’attrice Eleonora Duse. Una teca raccoglie un piccolo corredo di oggetti personali dell'attrice e dei padroni di casa risalenti ai primi del novecento. L’ultimo salone è la Sala dei piatti, il cui soffitto è decorato da un fascione che riproduce piatti Imari con un effetto tridimensionale e cromatico, da sembrare dei veri piatti attaccati alla volta. All’interno delle sale, artisti siciliani come Francesco Lojacono e Giuseppe Patania, hanno contribuito alla bellezza con le loro opere.
Mariarosa Fiorino

