ALLA SCOPERTA DELLA SICILIA ANTICA

ALLA SCOPERTA DELLA SICILIA ANTICA

ALLA SCOPERTA DELLA SICILIA ANTICA

Escursione del Gruppo Archeologico Drepanon

“Alla scoperta della Sicilia antica” è il fortunato slogan con il quale Gruppo Archeologico Drepanon, da ormai tredici anni, fa riscoprire ad un numero sembra maggiore di appassionati il patrimonio culturale meno noto della Sicilia e non solo. Questa volta protagonista è stata la contrada Crocifissello, un piccolo lembo di territorio prospicente il mare Tirreno, lungo le pendici settentrionali del monte Erice, a metà strada fra le frazioni di Pizzolungo e Bonagia. La visita ha avuto inizio dalla grotta Emiliana, un antro nel quale l’uomo ha soggiornato per millenni sin dalla lontana preistoria. La sua esplorazione scientifica ebbe inizio già nel 1870 ad opera di un ecclettico studioso parmense, il marchese Guido dalla Rosa, che vi identificò all’interno due distinti strati di frequentazione: il primo, più profondo e dunque più antico, contenente resti di fauna fossile estinta, fra i quali quelli di ippopotami ed elefanti; il secondo, più recente, che conteneva i resti di pasto e gli strumenti litici lasciati dall’uomo all’incirca 10 mila anni fa; osservazioni, quelle del Dalla Rosa, confermate dai più recenti scavi degli archeologi dell’Università La Sapienza di Roma. A pochi passi dalla grotta Emiliana, sulla stessa quota, si apre il riparo di Polifemo, formatosi a seguito del distacco di parte del costone roccioso. Alla base del riparo, un saggio di scavo ha evidenziato la sua frequentazione, così come per la vicina grotta Emiliana, intorno a 10.000 anni addietro. Tuttavia, il riparo è noto al mondo scientifico soprattutto per la presenza di alcune pitture rupestri, di coloro rosso, localizzate in due punti della volta. Il pannello principale presenta una figura astratta, composta da tre circonvoluzioni continue (ritenuta impropriamente un labirinto), associata ad un personaggio apparentemente in corsa e visto di profilo. Si tratta di un tipo di raffigurazione unica nel suo genere in Sicilia e che troverebbe pochi e incerti confronti nell’arte rupestre del Levante spagnolo oppure in quella del Sahara. Piuttosto, il personaggio sembra assomigliare, per un braccio levato verso l’alto e l’altro proteso a brandire un oggetto, a molte raffigurazioni di divinità o eroi presenti nell’arte fenicia e greca della prima età coloniale. È interessante il dato che questi soggetti furono dipinti al di sopra di una figura più antica di difficile decifrazione. Il trekking è continuato lungo il pianoro sottostante le grotte, dove sono stati localizzati i resti di un accampamento utilizzato dai cartaginesi nel corso della prima guerra punica, durante il lungo assedio di Erice, come testimoniato dai molti frammenti di anfore databili al III secolo a.C. Infine, si è raggiunta la costa nel luogo della cosiddetta “Tonnara Vecchia di Bonagia o Maramma di Bonagia”, dominata da una cappella e dall’antica torre, ora divenuta un’abitazione privata, costruita in epoca precedente all’attuale tonnara di Bonagia del XVII secolo, e posta nel luogo dell’antico approdo dal quale si dipartiva la via più rapida che collegava Erice al mare. Antonino Filippi

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