Dal 11 settembre, in libreria, il manuale di Chiara Carlotta Leonetti.
“Psicologia per le arti performative” di Chiara Carlotta Leonetti, pubblicato da Carocci Editore nella collana Manuali Faber propone una trattazione sistematica della salute mentale e dei meccanismi psichici che caratterizzano le professioni del mondo delle arti performative.
Un volume che nasce per colmare un vuoto nel panorama italiano e che, per la prima volta, raccoglie in un unico quadro teorico e operativo le specificità psicologiche di chi lavora sulla scena e all’interno delle produzioni teatrali, cinematografiche e televisive. Un ambito nel quale, fino a oggi, molti dei riferimenti utilizzati provenivano dalla psicologia applicata allo sport, pur in presenza di differenze sostanziali che richiedono strumenti e competenze specifiche.
“Il contesto delle arti performative ha caratteristiche decisamente diverse: mentre nello sport la prestazione può essere valutata, in molti casi, attraverso parametri oggettivi, nello spettacolo il giudizio è fortemente soggettivo e l’interprete mette in gioco il proprio corpo, le emozioni e parti della propria identità”, spiega l’autrice. “Per un attore, poi, c’è anche il rapporto con il personaggio e con storie intense capaci di entrare in contatto con i vissuti personali”.
Il libro costruisce una prospettiva autonoma, integrando psicoterapia, neuroscienze, pedagogia teatrale e ricerca contemporanea. Attraverso studi internazionali, riferimenti teorici, testimonianze e riflessioni specialistiche, Leonetti affronta alcuni dei nodi centrali della vita professionale degli artisti: ansia da prestazione, regolazione degli stati affettivi, attenzione, identità, dinamiche di gruppo, precarietà, relazioni di potere e condizioni di lavoro nel mondo dello spettacolo.
Al centro trova spazio anche la dimensione corporea. Attenzione, regolazione emotiva e plasticità cerebrale permettono di osservare il rapporto tra percezione, corpo, emozione e presenza scenica, mentre l’analisi del corpo porta in primo piano questioni come le pressioni estetiche, l’immagine di sé, gli infortuni e i cambiamenti fisiologici che accompagnano la vita professionale di attori, cantanti e danzatori.
Il manuale si sofferma sul ruolo dello psicologo all’interno delle produzioni cinematografiche, teatrali e televisive, sottolineando la necessità di competenze cliniche, preventive ed etiche specifiche. Una figura che può contribuire non soltanto alla gestione delle situazioni di disagio, ma alla costruzione di una vera cultura della prevenzione e della tutela, in dialogo con produzioni e professionisti.
È da questa doppia esperienza, dentro e fuori dalla scena, che prende forma un manuale che guarda alle arti performative non soltanto come luoghi di espressione e creatività, ma anche come ambienti di lavoro complessi, nei quali il corpo, l’identità, le emozioni e le relazioni diventano parte integrante della professione.
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