MEDEA DI LUCIANO VIOLANTE CON VIOLA GRAZIOSI

MEDEA DI LUCIANO VIOLANTE CON VIOLA GRAZIOSI

MEDEA DI LUCIANO VIOLANTE CON VIOLA GRAZIOSI

Oggi, a Morgantina(ENNA) con la regia di Giuseppe Dipasquale

Chi è Medea oggi? Una domanda che viene fuori spontanea.

Se la regina tebana si fosse trovata a vagare nei secoli approdando ai giorni nostri, da chi poteva essere rappresentata ? 

La risposta potrebbe essere: Alda Merini, poetessa e regina dell’anima della contemporaneità. 

Per Medea, che Violante sottopone allo stesso meccanismo di translazione temporale, l’idea è del tutto opposta. La regina della Colchide è una leonessa ferita, è l’incarnazione del felino, del femmineo eterno che opera per giustizia naturale. Ecco, questa nostra Medea è come il felino che sopprime i cuccioli più deboli e malati per sottrarli alla sofferenza della quasi impossibile sopravvivenza nella giungla degli uomini.

Esistono diverse versioni del mito di Medea, e molte si concentrano sulla grande colpa della maga: aver ucciso i propri figli. Per Euripide Medea si macchia del crimine per vendetta; per Pausania, invece, è innocente. Ma la storia di Medea che è anche lo specchio della società greca e occidentale, è tuttavia in generale il riflesso di tutte le società costituite, che teme e rigetta il 'diverso', o, come la definisce Violante, l’ estranea.

Quella di Violante vuole essere una Madre, Regina, Maga semidivina che compie l’efferato gesto infanticida per sottrarre i figli ad una schiavitù, condannata ad un esilio eterno rinnova l’efferatezza del suo crimine ad un impietrito Giasone per approdare infine nella terra del fuoco, una terra a tre punte, la Sicilia, per incontrare altri ‘estranei’ che cercano una ragione al lacerante dolore della perdita dei propri figli.

 

 

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