Palermo, Monte Jato, 12 luglio ore 17:30.
La Sicilia si consacra epicentro mondiale del mito, della bellezza e dell'impegno etico grazie alla straordinaria capacità e alla ferrea determinazione del Coro Lirico Siciliano, guidato dalla visione e dalla tenacia di Francesco Costa e Alberto Munafò. Questa monumentale impresa artistica giunge all'ottava edizione del Festival Lirico dei Teatri di Pietra 2026 – ufficialmente inserito nel prestigioso calendario delle Manifestazioni di grande richiamo turistico della Regione Siciliana – verso la sua stagione più ambiziosa, guidata dal potente claim "Accarezzare Eternità".
Il sipario si solleverà domenica 12 luglio nell'incomparabile scenario del Teatro Greco di Monte Jato con l'evento-rito "LU SCRUSCIU DI L'ANIMA: una culla tra le pietre", un battito lacerante di pura memoria civile a trent'anni dal sacrificio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Questa inaugurazione trascende lo spettacolo per farsi ferita che canta, ribellione poetica e sacrario itinerante, dove la cavea millenaria si trasforma in un'agorà di coscienza e l'asprezza di una terra un tempo violata dal dolore diventa oggi il palcoscenico di una rinascita che squarcia il silenzio del passato. Un riscatto affidato a un programma musicale interamente composto da autori siciliani, dal classico Giuseppe Mulè fino al misticismo contemporaneo di Franco Battiato. A dare corpo e anima a questo straziante inno di bellezza saranno i volti più iconici della musica isolana e nazionale come Bellamorea, Rita Botto, I Beddi, Maria Francesca Mazzara, Etta Scollo e Mario Venuti, affiancati dal Coro Lirico Siciliano e dall’Orchestra residente sotto la direzione del Maestro Francesco Costa, con la conduzione di Elvira Terranova. Un percorso emotivo profondo, teso tra l'indignazione e la tenerezza, che culminerà nella struggente e dolorosa esecuzione di una ninna nanna in lingua siciliana: un canto ancestrale concepito per sollevarsi fino al cielo e cullare eternamente il ricordo e l'innocenza spezzata del "piccolo cavaliere", restituendolo all'abbraccio protettivo delle pietre millenarie.
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