"RICCARDO III" di WILLIAM SHAKESPEARE

"RICCARDO III" di WILLIAM SHAKESPEARE

Palermo, Teatro Biondo, dal 14 al 22 febbraio

Tutto il talento e la straordinaria forza di Maria Paiato incontrano Riccardo III di Shakespeare. Un progetto fortemente voluto dall’attrice, che prende vita grazie all’intesa con il regista Andrea Chiodi. Nei panni di Re Riccardo – l’usurpatore, il genio cattivo, l’uomo politico crudele, machiavellico, più volte preso di mira dal teatro elisabettiano – Paiato punta a restituire uno Shakespeare sorprendentemente fedele all’originale.

«Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York»: è così che si apre la tragedia, che racconta l’ascesa al trono e la repentina caduta del malvagio Riccardo, duca di Gloucester. È l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare e conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con Enrico IV. Il Bardo la scrisse intorno al 1592, drammatizzando gli eventi storici avvenuti circa un secolo prima quando in Inghilterra, al termine della Guerra delle due rose, il potere dei Plantageneti fu sostituito dalla dinastia Tudor, eventi drammatici culminanti con la sconfitta di Riccardo nella battaglia di Bosworth Field nel 1485. Al centro dell’opera sta la figura di Riccardo, il cui fisico deforme racchiude un’indomabile forza negativa, ma la sua fedeltà al proprio destino suscita, nonostante la crudeltà del personaggio, un innegabile fascino.

«Affascinante, ironico, seducente, ma spaventosamente lucido, Riccardo è la manifestazione di un’anomalia dell’anima – spiega il regista Andrea Chiodi – Quando Maria Paiato mi ha chiesto di lavorare insieme su Riccardo III ho detto subito di sì, ma con il desiderio di non soffermarci sulla deformità ma sulla testa e sul cuore del personaggio che la sapiente scrittura di Shakespeare ci restituisce, non è la sua disabilità che mi interessa ma la sua ironia nella sua capacità di seduzione. Il male seduce da sempre e infatti ne siamo circondati. Forse che sia interessante capire come scovarlo, come scoprire dove si rintana questo male per combatterlo? È forse originato fin dalla nostra infanzia? Riccardo giocava da bambino? Era amato? Ecco, sono partito da queste domande per interrogarmi sul male e sulla sete di potere, così logoranti e inutili, anzi portatori solo di morte e divisione. Inoltrandoci nelle parole di Shakespeare, si è cercato di esplorare come sempre l’animo umano e il suo stare davanti a quel mistero che è l’uomo e la sua terribile sete di potere, quando null’altro lo compie o completa».

Ufficio Stampa

 

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